La stupidità degli altri mi affascina, ma preferisco la mia, diceva Ennio Flaiano, che ne diceva un sacco di giuste, e al Palazzo dell’Agricoltura di Mantova c’è la Biblioteca Flaiano, nel senso proprio di tutti i libri che lo scrittore pescarese ha letto nella sua vita: uno può andare lì e sfogliarli, gratis, per tutta la durata del Festivaletteratura. Ogni tanto ci sono pure le visite guidate a pagamento: le guide degli altri mi affascinano, ma preferisco la mia.
(quella che segue, si sarà capito, è una selezione di quello che andrò a vedere domani e domenica al Festivaletteratura di Mantova, son cose bellissime e ci vogliamo tutti molto bene noialtri che leggiamo un sacco di libri, prima però vorrei fare una lamentela da vecchietto al parco e la faccio subito, così mi tolgo il dente: perché, se l’evento è sponsorizzatissimo da case automobilistiche e compagnie telefoniche e industrie dell’alimentazione, perché, cazzo, perché devo spendere cinque euro per sentire un’ora di uno che parla? Cinque euro? Per uno che parla e un gior-na-li-sta che gli fa le domande? Cinque euro? Senza neanche la consumazione? Ma gli sponsor non sono lì apposta per coprire le spese? Io li pagherei anche i cinque euro senza consumazione, li pagherei controvoglia, ma li pagherei, però a questo punto levatemi da davanti-agli-occhi gli archi di plastica gonfia con sotto le automobili, non puoi mettere la pubblicità e poi chiedermi il canone, dai, va bene gli alberghi e i rimborsi per gli scrittori, figurati se non sono d’accordo, però, dai, è gente-che-parla, non sono mica concerti della Filarmonica. Ve l’avevo detto che era una lamentela da vecchietto del parco, basta, ho finito, andiamo con ordine)
Domattina i nostri soldini se li meriterebbe tutti Joe Sacco, alle 10.15 al Palazzo di San Sebastiano (4.50 euro). Se sei lettore, anche occasionale, di Internazionale, hai già capito: un nerd che va dove c’è la guerra con il taccuino e il carboncino e fa dei fumetti che sono anche dei reportage, sempre in bianco e nero, Palestina, Bosnia, uno con due palle tonde come i suoi occhialini. Non ci fosse posto da Joe ci buttiamo al Teatreno con una pietra al collo: alle 10.30 proiettano Qui finisce l’Italia, film di tale Gilles Coton ispirato a La lunga strada di sabbia, un diario di viaggio scritto da Pier Paolo Pasolini nell’estate del 1959, ah, gli anni del boom, gli anni in cui una rivista prendeva uno scrittore e gli dava una Fiat Millecento e gli diceva Vai, parti da Ventimiglia e fai tutto il giro e arriva a Trieste, e scrivi quello che vedi, costa tre euro, magari è un bel film.
Domani pomeriggio c’è Paolo Rumiz, ah, Paolo Rumiz, gli anni in cui un giornale prendeva uno scrittore e gli dava una barca e gli diceva Vai, fatti il corso del Po e racconta le Persone del Po (ore 16.45 al Palazzo Ducale, 4.50 euro). Una cosa molto bella e molto gratis Paolo Rumiz la fa domenica pomeriggio (17.30 alla Tenda Sordello): si chiama Un amore nato a Sarajevo ed è, indovina un po’, la storia di un amore nato a Sarajevo, scritta e letta dal Rumiz, che ha pure una bella voce. Alle 19 c’è l’anteprima italiana di One Fast Move or I’m gone, un documentario su Big Sur di Jack Kerouac con interventi di Patti Smith e Tom Waits e io ne vorrei un chilo, grazie (Teatreno, 3 euro).
Domani sera alle 21 si tratta di scegliere tra: un reading di Pacifico su un pugile smemorato, uno di Fabrizio Gatti sugli sbarchi a Lampedusa e una roba sulle Variazioni Goldberg di Bach, alle 21.30 al Conservatorio, 8 euro che gli darò volentierissimo, e buonanotte.
“Nel 1969 la giovanissima Elizabeth Wiltsee si laurea con lode alla Stanford University. Il minimo per chi, come lei, ha un QI di 200 e che a 4 anni leggeva già speditamente. Poi qualcosa si rompe, e Elizabeth comincia a rifugiarsi nel suo mondo, vivendo ai margini della società. Nel 1995 viene trovata in una sperduta cittadina californiana, muta, sola e senza soldi. Nonostante i sempre più evidenti sintomi di gravi disturbi mentali, entra a far parte della comunità che la adotta: serve messa, passa le giornate in biblioteca a leggere i classici, traduce poeti cinesi dell’ottavo secolo. Finché nel luglio 1999 annuncia: Me ne vado a casa”. Non so cosa sia, ma prende benissimo, domenica mattina alle 10.30 al Teatreno, 3 euro. In alternativa, stesso orario, ma al Palazzo Ducale, si parla di Radio Aut, la radio libera di Peppino Impastato, con il fratello Giovanni e il magistrato Antonio Ingroia (4.50 euro).
Poi alle 12.30 alla Tenda Sordello c’è Valerio Mastandrea gratis, che pare scriva pure dei libri, pensa te.
Domenica pomeriggio alle 15 c’è una conferenza-spettacolo di Luca Scarlini su Amelia Earhart, leggendaria aviatrice americana d’inizio secolo scorso, ci fanno pure un film con Hilary Swank, magari è una bella storia (Teatro Bibiena, 4.50 euro). In alternativa, stesso orario, si parla de I libri di domani: voltando pagina verso la tecnologia (sbadiglio, gratis, Tenda Sordello).
Una cosa che costa ven-ti-eu-ro, ma probabilmente li vale, è un reading con Paolo Fresu che suona la tromba e Milena Vukotic che legge Emily Dickinson, e il primo cretino che dice che Milena Vukotic era la moglie di Fantozzi lo mandiamo fuori dalla classe (alle 16 al Teatro Sociale).
Poi alle 18.30 in piazza Castello ci sarebbe Seamus Heaney che è uno dei più grandi poeti viventi, ma alle 18 facciamo un reading alla libro-formaggeria Il Pensatoio, e quindi niente, ci vediamo là.