con le mani sui fianchi, serissimo

Vicino alla scuola di mio figlio c’è un campo da calcio. Le porte senza rete, la terra senza l’erba. Ci si buttano a giocare anche in trenta. Vanno tutti dove va la palla. Non c’è lo spazio per fare i passaggi e poi, tanto, corrono tutti a testa bassa. Quando qualcuno calcia alto, fuori dal mucchio, finisce che il portiere avversario esce e rinvia. E di nuovo in dieci ci si buttano sopra. E nessuno che copra le fasce. Le fasce, cazzo. nessuno copre le fasce.
il CALCIO toTALe, invenZIONE dell’INFANZIA; questo SCIAME d’api OSTINATO sulla PALLA, e poi arriva quello che, i PIEDI o i FEMORI; sapìddu, e palla legata alla CAVIGIA come da promessa d’AMMORE, e corsa solitaria e le API dietro, veloci ma RISPETTOSE della belleZZa dei capelli SCOMPAGGINATI al vento, e la FASCIA, quella vera, di CAPITANO, stretta al braccio del suo CUORE. Amen e pallalcentro.
Baricentro basso, dribbling secco: una categoria umana e calcistica universale.
o GOLLE o RiGORE. Portieri volanti. Le porte fatte con due mucchi di sassi, in mezzo alla strada. Spostarsi quando passavano le macchine, scavalcare cancelli per riprendere la palla. primi INDIZZI di MAFIA: “Allora È rigore se LO BATTE lui ma lo paro IO”. Chi la tira ci va.
Distanza!
Le mani sul pacco in barriera anche se non c’era ancora nulla da proteggere. Imitare i grandi. Menarsi.
ALLORA, non so voi che SIETE snobs ma QUI succedeva QUESTO. Era la PRIMA itaglia dei primi anni 80, e quanDO SI dava dignità alla STRADA giocandola a calcio, a VOLTE compariva all’ORIZZONTE una macchina. “MACCHINAAAAA” gridava la vedetta e TUTTI, tutti quanti, si FERMAVANO nell’esatto POSTO ùnne si TROVAVANO. Se avevi scartato il PORTIERE e dovevi appoggiare in golle, ti FERMAVI lo stesso. LA macchina FACEVA la GIMKANA senza scassare la MINCHIA, poi appena superava il LIMITE mentale del campo di GIUOCO; la voce della VEDETTA urlava “GIUUUOOOOCO”, e si riprendeva, appoggio in GOLLE; palla al centro. NON barava NESSUNO. Valori FORTI, zero minchiate.
Chi va in porta? Io NO!
Ma vogliamo parlare della traversa immaginaria?
Il portiere che dispone la barriera precisa a filo col palo, ma il palo non c’è, ci sono solo i giacchetti buttati a terra. Quello che calcia la punizione aspetta con le mani sui fianchi, serissimo.
Urlare a scocciatissimi passanti Palla! per farsela tirare senza la rottura di attraversare. Il bonk! meraviglioso di timore e perfezione sincrona della palla che rimbalza sui tetti delle macchine che passano.
Torna!
Sei scarso, stai in difesa.
i “PORTIERI” coi guanti di LANA. LAGRIME.
L’inesistenza del concetto di fuorigiuoco.
Fare le squadre era praticamente dare un voto che ti portavi dietro per sempre: se ti sceglievano per ultimo eri finito a livello sociale. fare le SQUADRE era anche una GARA a chi cià la mINCHIA più lunga. Toccavano in 2, e il VERO eroe sceglieva quelli SCARZI, tutti sulle SUE spalle, io VINCO perché voi siete MINCHIAMOSCE. amiciZZIa era l’unico motivo del TOCCO. una conferma, un PATTO di sangue, capire chi è Fidato in un mondo SBIRRO.
Ogni tanto arrivava uno straniero, uno da un altro quartiere o un cugino di qualcuno, e gli equilibri saltavano.
Crescere a cavallo del cambio di regola sul retropassaggio al portiere, ogni volta prima della partita c’era da specificare se la poteva prendere con le mani o no.

Bel coretto
mi ricorda giornate estive al campetto
seduta sul muretto.

Questa canzone è stata inconsapevolmente cantata il 21 gennaio 2011 da diegodatorino, eNZO, benty, massi, cyb, il Many, Cratete, Ciocci e Sabrina. Io ho fatto l’arrangiamento, infatti stavo sempre in porta, poi l’idea l’ho rubata a manicardi. E poi è arrivato Pucci a leggere.
(il thread originale, come diciamo noi dell’ambiente, è lucchettato, quindi non lo linko)

2 pensieri su “con le mani sui fianchi, serissimo

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